C'è un momento, salendo da Canelli verso Santo Stefano Belbo, in cui la valle si stringe e le colline si alzano ai due lati della strada, coperte di filari fino alla cima. È la valle del Belbo, e quello che si vede è uno dei paesaggi agricoli più caratteristici del Piemonte: un mosaico di vigne di Moscato, boschi, case coloniche isolate e cappelle sui crinali, plasmato da secoli di lavoro e diventato, insieme alle altre colline del vino, patrimonio dell'umanità UNESCO con il sito dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato.
Un torrente che attraversa due mondi
Il Belbo nasce in Alta Langa, sulle colline di Montezemolo, dove le sue sorgenti sono protette da una piccola riserva naturale. Da lassù scende verso nord tra boschi e prati, attraversa i paesi che portano il suo nome, raggiunge Santo Stefano Belbo e Canelli, poi entra nel Monferrato e prosegue fino a gettarsi nel Tanaro, nella pianura alessandrina. È un corso d'acqua modesto, che in estate si fa quasi timido e in autunno, dopo le piogge, può gonfiarsi in fretta: un carattere irregolare che chi abita la valle conosce bene.
Lungo il suo percorso il Belbo segna anche un passaggio di paesaggio. A monte prevalgono i boschi, i noccioleti e i pascoli dell'Alta Langa; scendendo, i versanti si coprono sempre più di vigne, fino al tratto tra Santo Stefano Belbo e Canelli, considerato da secoli il cuore della coltivazione del Moscato bianco. Qui il confine tra la provincia di Cuneo e quella di Asti passa quasi inosservato: le colline sono le stesse, e lo stesso è il vino.
I sorì: dove il sole fa il vino
In dialetto piemontese si chiama sorì il versante di una collina esposto a mezzogiorno, quello che riceve il sole più a lungo durante la giornata. Nelle colline del Moscato i sorì sono da sempre le posizioni più ambite, perché l'uva matura meglio e sviluppa gli aromi che rendono riconoscibile questo vino. Non a caso il termine compare spesso nei nomi delle vigne e in etichetta. I versanti meno soleggiati, quelli rivolti a nord, sono invece lasciati più spesso al bosco o ad altre colture.
Molte vigne della valle sono impiantate su pendenze notevoli, così ripide che le macchine faticano a lavorarle e gran parte delle operazioni, dalla potatura alla vendemmia, si fa ancora a mano. Per contenere i versanti, nei secoli, sono stati realizzati ciglioni erbosi e terrazzamenti che disegnano le colline a gradoni: guardate i filari controluce al tramonto e li vedrete risaltare come linee a matita. È anche grazie a questa fatica che il Moscato d'Asti ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, e che i comuni storici intorno a Canelli, Santo Stefano Belbo compreso, sono stati riconosciuti di recente con una denominazione propria, la Canelli DOCG.
Le colline di Pavese
Cesare Pavese nacque a Santo Stefano Belbo nel 1908 e, pur vivendo gran parte della sua vita a Torino, tornò a queste colline per tutta la sua opera. Nel romanzo "La luna e i falò", pubblicato nel 1950, il protagonista torna al paese natale dopo anni passati in America, e ritrova i luoghi della sua infanzia: la collina di Gaminella, dove è cresciuto, e quella del Salto, separate proprio dal corso del Belbo; la Mora, la grande casa padronale dove era andato a servizio da ragazzo; la bottega dell'amico Nuto, figura ispirata a un amico reale dello scrittore. Il paese non viene mai nominato, ma chi lo visita lo riconosce pagina dopo pagina.
La collina di Moncucco, con il santuario della Madonna della Neve, è invece legata alla poesia "I mari del Sud", che apre la raccolta "Lavorare stanca". La casa natale dello scrittore e la Fondazione Cesare Pavese, che ne custodisce la memoria e organizza incontri e iniziative, sono i luoghi da cui partire per leggere il paesaggio con i suoi occhi.
Abitare la valle
Chi soggiorna da queste parti vive il paesaggio da dentro. Ca ed Giuanoto si trova sulla collina di San Grato, in piena campagna a 2 km dal centro di Santo Stefano Belbo, e il suo terrazzino guarda proprio il giardino e le colline di vigneti del Moscato d'Asti. Al mattino la nebbia che sale dal fondovalle, a settembre il via vai della vendemmia, d'inverno i filari spogli che disegnano le colline: ogni stagione racconta un pezzo della valle. Per approfondire la figura di Pavese e le iniziative a lui dedicate, il riferimento è il sito della Fondazione Cesare Pavese.
Una casa affacciata sulle colline del Moscato
Dal terrazzino di Ca ed Giuanoto la valle del Belbo si guarda ogni giorno con una luce diversa: un appartamento in campagna per vivere il paesaggio di Pavese.