Nel 1950, pochi mesi prima della morte, Cesare Pavese pubblicò La luna e i falò, il romanzo del ritorno. Il protagonista, un trovatello che tutti chiamano Anguilla, rientra dall'America dopo la guerra e ripercorre le colline dove è cresciuto, cercando di capire che cosa sia rimasto del ragazzo che era. Il paese del romanzo non ha nome, ma chi conosce Santo Stefano Belbo lo riconosce a ogni pagina: la Gaminella, il Salto, il Belbo, la strada di Canelli. È un libro che si può ancora leggere camminando, e questo itinerario prova a farlo, tenendo distinti i luoghi reali da quelli che appartengono solo alla finzione.
La Gaminella, la collina dell'infanzia
La Gaminella è la collina più imponente che guarda il paese, ed è quella dell'infanzia di Anguilla. Nel romanzo il ragazzo cresce in un casotto sul suo versante, presso il Padrino e la Virgilia, in una povertà fatta di poco e di molto lavoro. Il sentiero che risale la collina è stato di recente sistemato e porta, dopo una breve salita, al casotto che la tradizione locale indica come quello del romanzo; lungo il percorso si incontra una delle panchine letterarie dedicate ai luoghi pavesiani.
Salendo si capisce perché Pavese ne parlasse con un misto di affetto e soggezione: i versanti sono ripidi, i boschi si alternano alle vigne, e dall'alto la valle si apre all'improvviso. Nel romanzo la Gaminella è anche il luogo di una delle scene più dure, quando il casotto viene dato alle fiamme da chi la abita, segno di una miseria che non ha trovato altra via d'uscita. Conviene arrivarci con il libro già letto, o almeno con quelle pagine fresche in mente.
Il Salto e la casa di Nuto
Di fronte alla Gaminella, lungo la strada che porta a Canelli, corre la collina del Salto. Ai suoi piedi si trova la casa-bottega che nel romanzo appartiene a Nuto, l'amico di Anguilla, falegname e musicista, la persona con cui il protagonista ricostruisce il passato. Nuto ha un modello reale: Pinolo Scaglione, amico di lunga data di Pavese, che in quella casa viveva e lavorava. La casa compare anche nella poesia I fumatori di carta e oggi si visita con le visite guidate organizzate nel paese.
Poco più avanti, sempre in direzione di Canelli, la tradizione colloca la Mora, la grande casa padronale dove Anguilla va a servizio da ragazzo e che Pavese descrive come un mondo intero, un porto di mare in cui si lavorava e si parlava. Le figlie del padrone, la loro giovinezza e il loro destino sono il cuore malinconico del libro. Qui, più che altrove, vale la regola di guardare con discrezione: si tratta di proprietà private e di campagne ancora lavorate.
Moncucco e il paese
Dall'altra parte del paese si alza il Moncucco, la collina della poesia I mari del Sud, che apre la raccolta Lavorare stanca con il ricordo di una passeggiata serale sul fianco di un colle insieme a un cugino tornato dal mondo. Dalla sommità lo sguardo domina tutta la valle del Belbo, il paese, la torre medievale e, di fronte, le colline del romanzo: è il punto migliore per tenere insieme in un colpo d'occhio la geografia pavesiana.
Scendendo in centro, le tappe si completano con la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, dove Pavese fu battezzato e dove oggi ha sede la Fondazione Cesare Pavese, con la casa natale sulla strada per Canelli e con il cimitero, dove lo scrittore riposa dall'inizio degli anni Duemila. Sono luoghi diversi tra loro, ma raccontano la stessa storia: quella di un uomo che visse a Torino e che non smise mai di tornare, almeno con la scrittura, alle colline da cui era partito.
Leggere il paesaggio
Il titolo del romanzo viene da due credenze contadine che Anguilla ricorda: la luna che decide i tempi della semina e dei lavori, e i falò accesi sulle colline d'estate, che secondo i vecchi risvegliavano la terra. Percorrere questi luoghi aiuta a capire quanto il paesaggio, per Pavese, non fosse uno sfondo ma un personaggio: le vigne, i noccioli, il torrente, le strade bianche tra i casolari. Per chi soggiorna a Ca ed Giuanoto, sulla collina di San Grato, le colline del romanzo sono a pochi minuti d'auto, e la sera dal terrazzino si vede lo stesso orizzonte di vigneti che Pavese aveva negli occhi.
Per date di letture, rassegne e iniziative dedicate allo scrittore, il riferimento è la Fondazione Cesare Pavese, insieme al Comune di Santo Stefano Belbo.
Le colline di Pavese viste dal vostro terrazzino
Ca ed Giuanoto si trova sulla collina di San Grato, a pochi minuti dalla Gaminella, dal Salto e dal Moncucco: un appartamento tra le vigne di Moscato da cui partire per l'itinerario pavesiano.