Ci sono paesi che si scoprono girando l'angolo e paesi che si conoscono prima ancora di arrivarci, perché qualcuno li ha raccontati. Santo Stefano Belbo appartiene alla seconda famiglia. Disteso sul fondovalle del Belbo, sul confine tra le Langhe e il Monferrato astigiano, è il paese in cui nacque Cesare Pavese e quello in cui lo scrittore ambientò, senza mai nominarlo, il suo ultimo romanzo, La luna e i falò. Chi soggiorna a Ca ed Giuanoto, sulla collina di San Grato, ha il paese a un paio di chilometri: basta scendere per una mattinata tra le sue piazze per accorgersi di quanto le pagine di Pavese e il paesaggio di oggi si somiglino ancora.
La casa natale e la Fondazione Cesare Pavese
Pavese nacque il 9 settembre 1908 nella casa di campagna in cui la famiglia, che viveva a Torino, trascorreva le vacanze estive. È un edificio sobrio, poco fuori dal centro sulla strada che porta verso Canelli, e oggi custodisce la memoria dello scrittore: mobili d'epoca, fotografie di famiglia, copie di manoscritti, edizioni italiane e straniere delle sue opere. A quell'infanzia divisa tra la città e le colline Pavese tornò per tutta la vita, nei racconti, nelle poesie e nelle pagine del diario.
Nel centro storico, nella piazza un tempo detta della Confraternita, la chiesa sconsacrata dei Santi Giacomo e Cristoforo, la stessa in cui Pavese fu battezzato, ospita la Fondazione Cesare Pavese. È il punto di partenza più naturale per chi vuole conoscere meglio l'autore: qui hanno sede il centro studi e gli spazi in cui durante l'anno si tengono incontri, letture e mostre. La Fondazione propone anche visite guidate ai luoghi pavesiani del paese, dalla casa natale alle colline del romanzo. Poco lontano c'è il cimitero dove lo scrittore riposa dall'inizio degli anni Duemila, quando le sue spoglie vennero trasferite qui da Torino: una tomba semplice, che guarda le colline.
La torre medievale sulla collina
Alle spalle dell'abitato, su un'altura che domina il centro, si alza la torre medievale, ultimo resto del castello che un tempo sorvegliava la valle. Gli scavi archeologici condotti tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta hanno datato al XIII secolo la torre, a pianta quadrangolare, insieme a un tratto delle antiche mura difensive. Vista dal fondovalle è una sagoma squadrata e un po' mozza che spunta dagli alberi; salendo fin lassù si apprezza la muratura in pietra, con le sue piccole aperture strette.
Ci si arriva a piedi, salendo lungo la collina: una passeggiata breve ma in salita, che ripaga soprattutto per lo sguardo sui tetti del paese, sul corso del Belbo e sulle vigne che salgono sui versanti opposti. Da Ca ed Giuanoto la torre si raggiunge in pochi minuti, e conviene tenerla per il tardo pomeriggio, quando la luce si fa radente e i filari disegnano righe nette sulle colline.
La valle del Belbo e le colline del Moscato
Il Belbo è il torrente che dà il nome al paese: scende dalle Langhe e, dopo un lungo percorso tra colline e paesi, va a gettarsi nel Tanaro. Intorno a Santo Stefano la valle si stringe e i versanti si fanno ripidi, coperti quasi per intero da vigneti. Qui il vitigno di casa è il Moscato bianco, da cui nascono il Moscato d'Asti e l'Asti, entrambi a Denominazione di Origine Controllata e Garantita: Santo Stefano Belbo è uno dei paesi simbolo di questa produzione, e tra fine estate e inizio autunno la vendemmia del Moscato scandisce la vita delle colline.
Di fronte al centro si alza il Moncucco, la collina con la chiesetta sulla sommità, che Pavese evocò nella poesia I mari del Sud e da cui si domina tutta la valle. Poco distanti, la Gaminella e il Salto sono le alture in cui lo scrittore collocò i personaggi del romanzo. Camminare su queste strade, tra un filare e un casolare, significa attraversare un paesaggio che è insieme agricolo e letterario: nel paese sono state collocate alcune panchine letterarie, ciascuna legata a un luogo e a una pagina di Pavese, che invitano a fermarsi e a guardare.
Una giornata in paese, con calma
Una buona giornata a Santo Stefano Belbo comincia senza fretta: un caffè in piazza, la Fondazione e le vie del centro, poi la salita alla torre prima di pranzo. Il pomeriggio si presta alle colline, seguendo le strade che portano verso la Gaminella o il Moncucco, con il libro di Pavese nello zaino. Al rientro, il terrazzino affacciato sul giardino e sulle vigne di Moscato è il posto giusto per guardare il sole calare sulla valle.
Pavese scrisse che un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via, e che un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo che resta ad aspettarti. Passare qualche giorno qui è il modo più semplice per capire che cosa intendesse. Per date di eventi, rassegne e iniziative dedicate allo scrittore, il riferimento resta il sito della Fondazione e quello del Comune.
Dormire a due passi dal paese di Pavese
Ca ed Giuanoto è sulla collina di San Grato, a un paio di chilometri dal centro di Santo Stefano Belbo: la base ideale per scoprire il paese con calma e tornare la sera tra le vigne.